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Come affrontare l’accessibilità digitale nella PA: la roadmap

In Italia, oltre 13 milioni di persone convivono con una forma di disabilità, di cui 3 milioni con una grave. Quando una condizione tocca più del 20% della cittadinanza, garantire un accesso equo ai servizi digitali non è solo una necessità, ma un dovere collettivo. Si delinea così l’importanza dell’accessibilità digitale. 

 

Accessibilità digitale nella PA, ben più di un “dovere morale” 

L’accessibilità digitale non è soltanto una buona pratica: è un diritto, da cui derivano degli specifici obblighi pendenti su chi realizza sistemi e soluzioni digitali. È poi un tema di grande attualità, considerando che il 28 giugno 2025 è entrato in vigore lo European Accessibility Act, la Direttiva che punta a rendere prodotti e servizi digitali accessibili in tutta l’UE, uniformando gli standard e promuovendo maggiore inclusione. 

 

In Italia, possiamo contare su una storia normativa lunga e articolata, soprattutto con riferimento ai soggetti pubblici. Già nel 2004, la Legge Stanca sanciva l’obbligo di rendere accessibili i siti e gli strumenti informatici delle pubbliche amministrazioni, un approccio confermato e rafforzato con il recepimento della Direttiva UE 2016/2102 e la successiva pubblicazione (2020) delle Linee Guida sull’Accessibilità degli strumenti informatici da parte di AgID.  

Queste, vero e proprio punto di riferimento, definiscono i requisiti tecnici per l’accessibilità degli strumenti informatici dei soggetti pubblici, le verifiche necessarie sulla base del tipo di tool digitale (hardware, web, mobile, software, servizi di supporto…), le metodologie di monitoraggio e, cosa tutt’altro che secondaria, le modalità con cui realizzare la Dichiarazione di Accessibilità annuale che attesta lo stato di conformità di ciascun sito e applicazione. 

 

Digital Accessibility EU
Digital Accessibility in EU – Source: Usercentrics

 

Accessibilità digitale e PA: cosa significa e l’approccio by design 

Cosa significa accessibilità digitale? Se si affronta il tema in modo superficiale, c’è il rischio che l’attenzione cada (solo) sull’aspetto visivo dell’interfaccia utente. Ma sarebbe un errore, perché il concetto di accessibilità è più ampio, non tutela una sola forma di disabilità e comprende aspetto e funzionalità, ovvero l’intera esperienza di utilizzo.  

 

Come sottolinea la stessa AgID, accessibilità digitale è la capacità dei sistemi informatici “di fornire servizi e informazioni utilizzabili da chiunque e in ogni situazione. Così come esistono molteplici forme di disabilità – temporanee o permanenti; sensoriali, cognitive, motorie… – ciascuna di esse comporta sfide specifiche nell’interazione con un sistema digitale e deve essere attentamente valutata fin dalla fase di progettazione 

 

Il punto è proprio questo: l’accessibilità è un requisito strutturale che andrebbe integrato sin dalle prime fasi del ciclo di sviluppo del software, adottando un approccio by design. In questo modo, infatti, si semplificherebbe non solo il rispetto delle normative vigenti, ma anche la futura evoluzione dei sistemi, rendendola più efficiente e sostenibile. 

 

Naturalmente, non sempre è possibile progettare un’applicazione o un sito partendo da zero. In molti casi, sia in ambito pubblico che privato, si lavora su sistemi esistenti, con vincoli tecnologici o funzionali. Per questo, accanto a linee guida chiare (come quelle richiamate da AgID, ad esempio WCAG e la norma europea UNI CEI EN 301549), bisogna basarsi su un processo solido e tool capaci di supportare gli enti in questo percorso. 

 

Come affrontare l’accessibilità digitale nella PA step by step 

Va da sé che l’accessibilità digitale non è solo una verifica tecnica. È un ambito complesso, trasversale e normativamente molto presidiato, che richiede competenze multidisciplinari e, soprattutto, metodologie efficaci. Per questo, non tutti gli operatori IT se ne occupano o possono farlo.  

 

Un punto da chiarire è che la normativa distingue tra verifiche tecniche e soggettive, che sono di fatto i passaggi iniziali del processo.  

 

Le verifiche tecniche si concentrano sull’analisi del codice applicativo e della sua interfaccia, basandosi sui criteri stabiliti dalla normativa vigente. In questa fase si possono usare strumenti automatizzati come MAUVE++ (Multiguideline Accessibility and Usability Validation Environment), che consente di individuare numerose criticità delle pagine web rispetto agli standard WCAG. Tuttavia, identificare un problema tecnico è solo l’inizio del lavoro 

 

Una volta rilevata una criticità, è necessario interpretarla nel contesto specifico dell’applicazione, tradurla in modifiche concrete – sia funzionali che strutturali – e implementarle con tempestività, ma anche molta attenzione 

 

Ancora più delicato è l’ambito delle verifiche soggettive, che la normativa considera centrali per validare l’esperienza reale degli utenti. Entrano infatti in gioco persone reali, con bisogni e modalità di interazione diverse, per cui diventa necessario il coinvolgimento di esperti di fattori umani, figure specializzate che si occupano di identificare i profili da coinvolgere, strutturare i percorsi di test, raccogliere feedback e sintetizzare i risultati. 

 

Si capisce facilmente, quindi, che il processo di adeguamento richiede il coordinamento di diverse professionalità: sviluppatori, sistemisti, esperti di UX/UI, esperti di fattori umani, figure legali e compliance officer. E tutto questo in un contesto in continua evoluzione, in cui normative come lo European Accessibility Act stanno elevando gli standard e allargando il perimetro dei soggetti coinvolti. 

 

Il metodo NetCom, dalle valutazioni alla Dichiarazione di Accessibilità

In NetCom, affianchiamo enti pubblici e aziende private nel percorso verso l’accessibilità digitale, unendo competenze specialistiche, visione progettuale e una lunga esperienza nello sviluppo di sistemi IT complessi.  

Il lavoro svolto al fianco di realtà pubbliche complesse, come l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, ci ha permesso di consolidare un processo robusto e affidabile, costruito anche grazie alla collaborazione con partner qualificati.  

 

Il percorso inizia sempre con un assessment completo che, come anticipato, combina analisi tecnica e valutazione soggettiva. Da qui, sviluppiamo interventi mirati su codice e architetture applicative, mantenendo al centro i requisiti di sicurezza e conformità normativa. Il processo si articola in fasi di sviluppo, test e rilascio basate su metodologie Agile per garantire velocità e sostenibilità degli interventi.  

 

Completiamo poi il percorso offrendo supporto nella redazione della Dichiarazione di Accessibilità obbligatoria per gli enti pubblici, inclusa la messa a punto del meccanismo di feedback previsto da AgID.  

 

Parallelamente, stiamo sperimentando l’impiego dell’intelligenza artificiale in diversi ambiti del processo, facendo leva su un’altra competenza presente in NetCom. Pur trattandosi di un percorso in evoluzione, le potenzialità sono già evidenti: dall’ottimizzazione delle verifiche automatizzate alla generazione assistita dei fix, fino all’analisi avanzata dei feedback degli utenti. Ne siamo certi: il futuro dell’accessibilità digitale passerà da qui.